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Protezione Civile "Le Aquile"
Alcune considerazioni fatte da un nostro socio PDF Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Stradiotti   
Venerdì 06 Gennaio 2012 17:07

Dieci anni fa quando insieme ad altre persone abbiamo creato questa
associazione lo spirito che ci animava era quello della solidarietà e
dell’aiuto verso il prossimo, in particolare verso le persone in
difficoltà colpite da calamità naturali; questa azione, destinata
inizialmente alla popolazione casalasca colpita dalle alluvioni del
2000 e del 2002, ci ha visto poi andare in aiuto di popolazioni di
tutta Italia Non sentendoci “sfruttati” appieno il gruppo ha iniziato
collaborazioni laddove ci è stata richiesta una mano, come è successo
nel caso di alcune associazioni che aiutano i disabili per esempio;
questo per riaffermare che la nostra scelta non era quella di restare
in attesa, ma di metterci a disposizione di chi avesse bisogno di un
aiuto o di un semplice sostegno morale.
Cercavamo con l’esempio di contagiare le altre persone – nuovi
volontari poi – ad aumentare il senso civico, a superare un
individualismo diffuso ed abbracciare la strada della solidarietà
gratuita che contraddistingue il volontariato.
Naturalmente questa nostra scelta ci ha fatto entrare in un sistema a
livello nazionale, quello della Protezione Civile appunto, che è
caratterizzato da regole, da procedure, da leggi specifiche, ecc...
Se da una parte questo è senza dubbio positivo – si consideri
l’obbligo di assicurare il volontario, l’obbligo di una continua
formazione-informazione e la tutela del posto di lavoro –, dall’altro
con il tempo ci ha per certi versi rinchiusi in una gabbia
amministrativo-burocratica con gli enti pubblici di riferimento che da
collaboratori sembrano talvolta diventare censori, da dispensatori di
indicazioni utili e di spunti di condivisione diventano elargitori di
giudizi e promotori di individualismi.
Guardiamo l’esempio dell’ultima alluvione in Toscana e Liguria. Benché
parecchi volontari di Protezione Civile – 3 squadre solo del nostro
gruppo – fossero pronti a partire in aiuto di quelle popolazioni ne
sono stati attivati solo 12 della nostra provincia (una tra le più
vicine all'evento tra l'altro) per una sola settimana. Mancanza di
risorse? Di denaro pubblico? (Ma molti gruppi come il nostro sono
autonomi, in grado di autofinanziarsi e con volontari che
chiederebbero le ferie pur di poter aiutare quelle popolazioni.)
Mancanza di condivisione del nostro spirito di volontari? Non
saprei... rimane il fatto che la gente più attenta non capisce perché
in quelle zone si siano visti più ragazzi con le mani nude –
intendiamoci, tanto di cappello per lo slancio di generosità, ma i
volontari di Protezione Civile si strutturano e si addestrano
continuamente proprio per far fronte in maniera organizzata alle
emergenze – che volontari con le nostre divise gialle e blu.
Ci sentiamo talvolta come leoni in gabbia, ben addestrati e ben
attrezzati, ma in gabbia, e in una gabbia le cui chiavi vengono tenute
da un custode che ha il compito di tenerci a bada e controllarci. Come
conciliare allora questo spirito altruistico e solidaristico che ci
contraddistingue con questa realtà che sembra volerci operativamente
limitati alla sola preparazione?
Questo andrebbe fatto capire alla gente che ci osserva, ma soprattutto
va fatto capire – ma ci si riesce molto meno – ai nostri volontari che
entrano carichi e desiderosi di operare e poi si trovano fermi, sotto
osservazione. O addirittura sotto inchiesta, come son riusciti a fare
i media nei confronti dei volontari per il caso di Yara.
Ci accontentiamo allora di scorrazzare con i nostri bei mezzi o
vogliamo che con questi mezzi si porti aiuto gratuito a gente e/o
persone che ne hanno bisogno? Dobbiamo restare nella nostra torre
d’avorio oppure essere attivi nella comunità che ci ospita e ci ha
sempre aiutato, simbolo di senso civico, esempio di collaborazione con
altre associazioni di volontariato operanti e promotori di attività
continue?
È questa la Protezione Civile che vogliamo? È questo che ci ha
lasciato Bertolaso? E noi ci sentiamo ancora appagati da tale scelta
di volontariato o, vedendo quello che ci succede attorno, siamo
portati a chiederci se scegliere un’altra tipologia di volontariato,
come un’associazione di mutuo aiuto libera da pastoie burocratiche?
In ogni caso io e tutte le persone che si stanno impegnano vogliono
essere VOLONTARI di solidarietà gratuita e mettere il proprio tempo
libero al servizio del prossimo in difficoltà... ...lasciatecelo fare
vi prego!
Maurizio Stradiotti

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Maurizio Stradiotti

 

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 06 Gennaio 2012 17:11
 
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Scritto da antonio   
Giovedì 29 Settembre 2011 16:41

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